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                                        LA SCUOLA DEI RIBELLI

                                       Salvador Seguì (Noi del Sucre)

 

Che cos’è l’Anarchismo?

   L’Anarchismo è un grado del pensiero umano. Meglio, potremmo dire che è il grado più alto del pensiero umano.

   E’ una conseguenza logica delle diverse fasi attraverso le quali sono passate, col trascorrere del tempo, le idee setacciate dal sentimento.

   Senza gli uomini che le creano, le idee sono nulla. Non possono esistere senza gli uomini. Pertanto, le idee sono determinate dagli uomini.

   Ogni idea che non passi o non sia già passata per processi evolutivi, non è che elucubrazione mentale. L’Anarchismo è dovuto passare attraverso questo processo evolutivo perché, se così non fosse stato, non si concepirebbe l’Anarchia come manifestazione umana.

   Considerate che le idee perdono la integrità della loro concezione originaria e, parimenti, ognuna di esse si biforca, perché si metta in pratica più o meno tardi, e attraverso nuovi cammini aperti, quello di più immediata realizzazione.

   Un’idea può offrire spazio a nuove concezioni ideologiche, a nuove esposizioni, può essere motivo per creare organizzazioni che basandosi nella concezione spirituale della stessa idea ne creino di nuove, ed anche quando non siano più fondamentamente le stesse, in nulla possono differenziarsi.

   Ammettendo che l’Anarchismo, attraverso il tempo, potesse divenire una realtà, non dubitate che prima darà spazio alla creazione di altre concezioni ed altre scuole nate senz’altro dalla primitiva concezione dell’idea-

Che cos’è il Sindacalismo?

   L’Anarchismo - fissiamo questa affermazione - ha dato luogo al Sindacalismo.

   Il Sindacalismo è la base, l’orientamento economico dell’Anarchismo. L’Anarchia non è un ideale di realizzazione immediata. L’Anarchismo infatti non è limitato da nulla. Per la sua estensione spirituale è infinito. Per il suo insediamento non ha luogo ne tempo. Nell’ordine sociale delle idee gli uomini non riusciranno a dominarlo.

   L’Anarchismo non ha un’origine materiale;  non nasce in un punto per morire in un altro: è la somma delle perfezioni umane.Per questo motivo l’Anarchismo è Individualismo. Ma allo stesso modo che quell’ideale nella integrità è individualista, c’è anche una concezione collettivista che accetta dell’Anarchismo quelle cose di più facile realizzazione. E’ innegabile pertanto che il Sindacalismo sia figlio spirituale dell’Anarchismo.

Che senso ha il Sindacalismo?

   Praticamente è l’arma, lo strumento dell’Anarchismo per mettere in pratica la parte più immediata della sua dottrina. Certo che il Sindacalismo non è l’Anarchismo, ma un grado dell’Anarchismo, che si serve per conseguire la realizzazione del suo postulato economico.

   Per questo non andiamo d’accordo con i socialisti. I socialisti, con l’opera che realizzano, ritardano il momento del possesso integrale delle prerogative sociali dell’uomo. Finché ci sarà chi crede che i problemi non si debbano risolvere in prima persona, che la loro soluzione dipenda da altri, l’uomo non concluderà mai nulla. Chi crede nell’organizzazione statale è uno schiavo.

   Non sono i gruppi anarchici, nè le organizzazioni statali quelle che devono organizzare e regolarizzare la produzione: sono i sindacati. Non siamo leninisti perché non crediamo che sia lo Stato, per quanto si proclami rivoluzionario e socialista, che debba avere l’usufrutto degli elementi della produzione. Unicamente i Sindacati danno garanzie in questo campo, perché sono più morali, poi perché sono più competenti. Lo Stato non è chiamato a distribuire la produzione; è significativa l’incompenza dello Stato in questo campo. La Russia dal punto di vista rivoluzionario ha trionfato, ma non ha potuto vincere economicamente per non aver dato il potere ai Sindacati, naturalmente

non il potere di imporre una dittatura, ma il potere di regolare la produzione.   Crediamo che non spetti allo Stato, che non spetti ai partiti politici socialisti di disporre, di determinare il funzionamento del nuovo sistema. Questo è stato l’errrore della Russia. In realtà sono le organizzazioni sindacali, che raccolgono al proprio interno le singole professioni, a dover assumere la responsabilità, dinanzi a tutta la collettività, di garantire i prodotti indispensabili per il sostentamento; non di certo i partiti socialisti.

   Noi vediamo nel Sindacato unico qualcosa di serio, di fondamentale. Il Sindacato unico è come una scuola collettiva, è come la preparazione professionale.

   Cerchiamo di educare i lavoratori in un ambiente di fiducia verso la propria volontà e il proprio sforzo: che ognuno sappia realizzare la propria missione umana; insegniamo loro, semplicemente, a lottare contro tutti quelli che sono loro nemici. La gente crede che noi chiediamo solo una pesetas in più di salario e un’ora in meno di lavoro. Si sbagliano. Noi vogliamo emanciparci come lavoratori e distruggere pertanto la legge del salario.

La violenza

   Condanno ogni violenza, anche quella che può trovare giustificazione in determinate situazioni. La violenza eretta a sistema sempre ci sarà pregiudiziale. Con la violenza si ottiene la condanna della pubblica opinione e, di conseguenza, il riflusso delle grandi masse popolari che, rifiutando la complicità morale con gli amanti della violenza, abbandonano la lotta. Perciò, l’effetto dell’azione violenta è assolutamente controproducente, giacché tale azione provoca la completa paralisi della nostra propaganda e una battuta d’arresto nel cammino ascendente verso l’ideale di una nuova società.

I popoli si radunano

  Ogni progresso storico, ogni rinnovamento che incessantemente ha modificato la vita dei popoli nel corso dei secoli non è stato solo opera dei pensatori, del riformatore o del genio, è stato anche opera di perseveranza, di audacia, di volontà.  Quanti dubbi e quante defezioni, quanti vacillamenti e persino sconfitte, prima che risultassero trionfatori i princìpi che erano in pugna con i vecchi valori dominanti che si volevano abbattere. Solo il popolo, con la sua costanza e perseveranza nella lotta, ha potuto far trionfare questi valori.

   Le idee false, le idee grige, le idee morte non meritano il sacrificio dei popoli, ma quando questi hanno la possibilità di vivere uno dei momenti più emozionanti della loro vita, è doveroso che comprendano la grandezza di ciò a cui sono chiamati.  E’ il popolo della rivoluzione, delle grandi lotte per la libertà e la giustizia che, magari  sbagliando, difende la passione morale dell’umanità

   Siamo nati in Spagna e sappiamo cosa sono le processioni religiose e la fame, la rassegnazione e l’ignoranza, l’incoerenza e la crudeltà, l’ingiustizia e il vilipendio; sappiamo di eremi e di città conventuali; sappiamo della grande città che ingloba tutto e dei crimini che si compiono  nelle nostre terre;  sappiamo di un popolo inetto ed indifferente verso i problemi essenziali della vita: è il popolo dei tori, è la patria dei Torquenada, è la Spagna delle cuarteladas,  è lo spirito d’Ignazio di Loyola che ancora pervade l’animo della nazione. Per quanto possa sembrare incredibile, ci sono soggetti che se non facessero i macreau, i confidenti, gli agenti provocatori, qualcosa di ignobile e basso che dimostri l’immensa bruttura della loro anima e della loro vita, non saprebbero che cosa fare.

    La resurrezione ci sarà, non per miracolo, ma per opera della volontà. Io so che le Bastiglie sprofondano per l’audacia del pensiero. Io so che la storia si scrive con il corpo dolorante e scrutando l’avvenire. Io so che non ci sono popoli irredenti quando hanno volontà, così come non ci sono campi infecondi se il lavoro li accarezza.  Io so che il cammino è infinito, però so anche di deserti inospitali e di climi insopportabili, che con lo sforzo di ognuno e di tutti urge attraversare al più presto possibile. Io so che il bene della vita è frutto dello sforzo e della lotta e non della carità. Io so che abbiamo intrapreso il cammino e che è salutare camminare.

                                       SALVADOR SEGUI’ detto “Noi del Sucre” (il ragazzo di zucchero) è stato

                                       uno dei  fondatori della C.N.T. spagnola. All’età di 34 anni è stato

                                      assassinato dai sicari del Sindacato Libre, un’associazione di sbandati e

                                      delinquenti  creata dal governatore civile di Catalogna, Martinez Anido, 

                                      per eliminare fisicamente i sindacalisti anarchici che davano fastidio.

 

 

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