BREVI CENNI
STORICI RIGUARDANTI I CIMBRI VENETI
Todeschi erano chiamati nel Medioevo i numerosi
immigrati di lingua “taucias”, (germanica), giunti nel
Veneto da territori dell’Alta Baviera. Per risalire agli
inizi della vicenda bisogna rifarsi all’XI Secolo. Tutta la
complicata storia ha inizio dal monastero benedettino di
Benediktbeuern. (Una visita al monastero, attualmente
gestito dai salesiani, potrebbe risultare molto interessante
per gli appassionati di storia veneta).
Pochi decenni dopo l’anno mille, incendi e devastazioni
provocati da un’interminabile guerra avevano gettato i luoghi
d’origine degli immigrati in una terribile carestia. Le
famiglie contadine dipendenti dal monastero si erano
ritrovate letteralmente alla fame e alla pi— estrema miseria.
Nell’anno 1053, alcuni religiosi con a capo l’abate
Engleberto, responsabile del monastero, ebbero occasione di
trascorrere un periodo imprecisato a Verona, ospiti dei
prelati della chiesa di Santa Maria in Organo. Gli scopi
veri della presenza dei monaci tedeschi nella citt… scaligera
non si conoscono; sicuramente dipendevano in gran parte dal
ministero, ma non Š escluso che fossero motivati anche dalla
necessit… di trovare una sistemazione adeguata agli
sventurati compatrioti rimasti in patria.
La fitta corrispondenza intrecciata tra i due centri
religiosi suggerŤ, come soluzione alle interminabili
disgrazie che si abbattevano sull’alta Baviera, il
trasferimento sulle montagne dell’altipiano di Asiago delle
famiglie dipendenti dal monastero. L’altipiano, fitto di
boschi e a quei tempi completamente disabitato, si prestava
perfettamente al tipo di lavoro cui i coloni tedeschi erano
abituati. Da parte sua, la Diocesi di Padova, proprietaria
dei terreni, aveva risposto favorevolmente alla richiesta di
accogliere nella propria giurisdizione gente proveniente da
paesi stranieri e consentire che si installasse stabilmente
su territori che non avevano potuto, per mancanza di mano
d’opera adatta, essere messi prima di allora a profitto.
Fin dal principio l’offerta incontr• l’interesse dei
destinatari, soprattutto perch’ rispettava la condizione
primaria posta dagli immigrati, di conservare nella nuova
residenza le proprie abitudini e tradizioni, che si
richiamavano a cultura e lingua di ceppo germanico, alle
quali non erano disposti a rinunciare.
I primi nuclei, dopo aver saldamente preso possesso
dell’antipiano, dettero luogo ai famosi Sette Comuni
Vicentini. Da qui, gradatamente si allargarono verso la piana
di Folgaria e la valle di Recoaro, per raggiungere pi— tardi
i monti della Lessinia, dove daranno vita a un secondo gruppo
di villaggi che assumeranno la denominazione di Tredici
Comuni Veronesi, chiamati dagli abitanti di Verona anche: “I
monti alti del carbon” per via della specializzazione
introdottavi a partire dal XIII secolo di produrre con i rami tolti
ai tronchi
degli alberi abbattuti la ben nota carbonella o carbon dolce.
Secoli pu’ tardi, alcune famiglie si trasferirono sul
Cansiglio, mentre altre prendevano residenza intorno alla val
Cembra, assumendo il nome tutt’ora in auge di Mokeni.
Tanto i comuni sorti sull’altipiano di Asiago che gli
altri formatisi sui monti della Lessinia, pur conservando
identiche caratteristiche etniche, avranno storia separata.
Dei due gruppi, il pi— celebre rester… quello costituito
dagli abitanti dei Sette Comuni.
Fino alla met… del XIII secolo quest’ultimi furono
soggetti amministrativamente agli Ezzelino da Romano, che
contavano sull’altipiano parecchie propriet…. Gli uomini,
molto robusti e di struttura massiccia, fornivano le migliori
truppe all’esercito del ghibellino Ezzelino III il Tiranno,
impegnato ad unificare il Nord-Italia sotto il regno
dell’imperatore Federico II, e che nelle gerarchie
ecclesiastiche e nelle Signorie Guelfe alleate del Papa
incontrava gli avversari pi— irriducibili.
*”Omeni de statura non comune, de pelo rosso e
meso salvadeghi” furono definiti da un canonico di
Rovereto. Il “meso salvadeghi” non aveva
ovviamente intenti denigratori, ma si riferiva al tipo di
vita appartato che i cimbri conducevano.
Sconfitto Ezzelino e il suo ambizioso progetto politico,
i cimbri dell’altopiano, per non soccombere all’invadenza dei
signorotti confinanti, si videro costretti a cercare in
altre sedi la convalida dei diritti consuetudinari acquisiti
sotto la dinastia ezzelina. Confidando sulle proprie virt—
militari ottennero di farsi riconoscere dalla Repubblica di
Venezia presunte Freiheiten, ossia tutti
i privileri e le esenzioni fiscali gi… goduti in precedenza.
Secondo la tradizione, il 29 giugno 1310 venne definito lo
Statuto della “Spettabile Reggenza”, che modellandosi sulle
*Gemeinde * tedesche differiva dalla
legislazione in vigore nei comuni della pedemontana.
Il preambolo dello statuto, che otterr… il suggello del
Senato Veneto, rimarcava sul modello di un giuramento lo
spirito di solidariet… del popolo cimbro: Das Wohl
des Volkes ist das Wohl der Regierung und das Wohl der
Regierung ist das Wohl des Volkes (Il bene del
popolo Š il bene della Reggenza e il bene della Reggenza Š il
bene del popolo).
Il cambio della fedelta’ e della sorveglianza ai confini
col trentino appartenente all’Austria, la Serenissima fu
molto generosa con i cimbri. Essi saranno lasciati liberi di
praticare costumi e regole di vita che li rendevano diversi
dagli abitanti della sottostante pianura. Per secoli
conserveranno gelosamente la parlata della patria
d’oltr’Alpe. Quando un veneto incontrava un cimbro, questi ci
teneva a precisare che sapeva parlare solo tedesco
*”I reida taman Tauc!”.
La dichiarazione non era ovviamente di quelle
che incoraggiavano la frequentazione o stimolavano i rapporti
interpersonali. Sara’ infatti su piccole incomprensioni come
questa che si innestera’ una sottile, reciproca diffidenza
tra i cimbri e le genti venete. Soprattutto a causa di
incomprensioni dovute alla radicale diversita’ di linguaggio,
i veneti andranno formandosi l’errata convinzione che la
parlata dei cimbri fosse uno zotico tauscar
al quale affibiare il gratuito epiteto di
*parlar slambrot.
Al presente, il cimbro Š lingua abituale di
tutti i giorni della maggioranza (90% circa) degli abintanti
di Luserna. A Giazza, nel veronese, Š usato da un centinaio
di persone; un numero imprecisato, con qualche reminescenza
dell’atavico idioma, si pensa sia tutt’ora rintracciabile
sparso in piccoli centri.
Degna di particolare menzione Š rimasta nei secoli
l’istintiva carica di umanit… che i cimbri hanno sempre
saputo esprimere nei rapporti fra di loro. Di indole mite, di
costituzione fisica robusta, piuttosto caparbi, amanti delle
vecchie abitudini, intelligenti per natura piu’ che per
istruzione, affettuosi con la famiglia, forzatamente sobri
per gli scarsi mezzi di cui disponevano, vivevano sereni e
soddisfatti. Comuni condizioni di sopravvivenza rese
difficili dall’asperita’ dell’ambiente svilupparono sentimenti
d’amicizia che favorivano la concordia e il reciproco
sostegno. Pressocche” sconosciuti risulteranno percio’ tra i
cimbri il furto e l’imbroglio; immischiarsi in faccende di
malaffare fu sempre considerato estremamente vergognoso e
chiunque avesse osato macchiarsi di simili misfatti sarebbe
stato immediatamente emarginato. A dimostrazione della
fiducia e dell’onesta’che imperavano nei rapporti comuni le
abitazioni venivano lasciate costantemente aperte, anche in
assenza del proprietario; qualche maligno dice perche” la
poverta’ era cosŤ grande che non c’era niente da rubare, ma le
cataste di legna tagliata e lasciata per mesi esposta alla
pubblica fede nei luoghi di raccolta, senza che mai nessuno
ne approfittasse per spostare di nascosto parte della legna
dal mucchio altrui al proprio, attesta la validita’ del famoso
detto: essere onesto come un cimbro.
Negli scambi commerciali le popolazioni cimbre
prediligevano il baratto e questo da quando scoprirono che le
monete potevano essere contraffatte. Le esperienze negative
fatte in proposito con i latini li obbligo’ a diventare
massimamente diffidenti. “Son gente ombrose e assai
sospese (sospettose), lascio scritto di loro il
poeta Corna da Soncino.
Quando avevano a che fare con estranei si tenevano sulla
difensiva, applicando una sorta di reciprocit…, sia nel bene
che nel male, che induceva i veneti a scambiare l’indole
scontrosa della controparte per difetto di natura.
”Una zentaglia molto desusata da li costumi di ogni altro
paese”, prosegue il Cosma.
Bench’ fossero gli unici popolani autorizzati
dalla Serenissima a girare armati, gli atti di violenza
ebbero in ogni tempo scarsa incidenza entro i confini
giurisdizionali delle varie comunit…. Per le armi gli uomini
nutrivano una passione viscerale, derivata probabilmente dal
bisogno di difendersi dagli animali selvatici che infestavano
i boschi. Nessun cimbro si sarebbe mai sognato di uscire di
casa senza prima infilarsi nella cintura un’arma qualsiasi.
Tutti erano in grado di maneggiare con destrezza pugnali,
archibugi, daghe, moschettoni e picche. Quanto fosse diffuso
l’uso delle armi da fuoco si puo’ desumere dalla tradizione
rimasta in auge a San Bortolo delle Montagne, di esibire
nelle feste paesane pistoni e trombini. L’abitudine di
frequentare le Messe domenicali e dei giorni di precetto
portandosi appresso le armi personali fu in piu’ occasioni
motivo di grande scandalo da parte dei parroci latini, che
con l’andare del tempo presero a soppiantare nelle cerimonie
di culto i parroci tedeschi. Temendo risse o litigi favoriti
dalla presenza di armi, i parroci inviati dalla Diocesi di
Padova, che ignoravano l’indole pacifica dei nuovi
parrocchiani, chiesero ed ottennero dalle autoria’
ecclesiastiche un’ordinanza che imponeva l’obbligo di
lasciare archibugi e pistoni fuori dalla porta della chiesa,
prima di accedere alle funzioni religiose.
La sostituzione dei parroci chiamati dalla Germania e
svolgere l’apposito ministero, e che parlavano esclusivamente
tedesco, con parroci nominati direttamente dalle Curie
vescovili delle citta’ venete, che conoscevano soltanto il
latino o al massimo il dialetto, fu nel tempo lenta ma
costante. La pratica di chiamare sacerdoti di lingua tedesca
a reggere le sorti delle comunita’ montane ando’ scemando a
partire dal 1490, ma il privilegio di scegliersi in Germania
il parroco di proprio gradimento protrattosi per parecchi
secoli ancora, fu la molla che consentŤ di mantenere vivo il
senso dell’appartenenza dei coloni alla lontana patria
d’origine. Nonostante il rarefarsi di questa consuetudine,
ancora il 9 dicembre 1812, in occasione di una visita
pastorale, il vescovo di Padova, Francesco Scipione Dondi
Dall’Orologio, resosi conto che la maggior parte della
popolazione dell’altipiano non capiva l’italiano, per
intendersi dovette farsi fare una traduzione del catechismo
in vernacolo cimbro gia’ in uso da piu’ generazioni in quelle
contrade.
Chiaramente, la religiosita’ delle popolazioni cimbre ha
conservato tracce di un’antica fede pagana, sulla quale si
sono andati gradatamente innestando i principi della fede
cristiana. Cio’ si ravvisa nei racconti molto in voga di
maghi, folletti, orchi e anguane, nelle supertizioni
richiamantesi al culto delle divinita’ dei boschi, tra cui va
segnalata in modo specifico l’usanza mai smessa di eseguire
una speciale danza sacra sotto l’albero del tiglio
(die Linte), danza collettiva che ancora in tempi
recenti veniva aperta dal parroco abbracciando la pi— bella
giovane presente alla cerimonia. La predilezione poi per il
culto delle statue, dei santi, delle madonne di gesso e di
impressionanti crocifissi scolpiti nel legno tradisce forme
degenerative di religiosita’ che non si spiegano se non con
l’arcaico retaggio idolatrico.
Per contro, cio’ che dal punto di vista sociale ha
contraddistinto in ogni tempo il comportamento delle
popolazioni cimbre e’ sempre stata la comune intesa,
l’affiatamento e il forte istinto d’aggregazione che
concorrevano a formare le specifiche peculiarita’ in generale
ad esse riconosciute. Fedelta’ e sincerita’ caratterizzeranno
questo solitario popolo montanaro rimasto sempre strenuamente
attaccato alla difesa delle proprie usanze, che non ha mai
cessato di anteporre a qualsiasi altro interesse.
Quando si constata che in Italia si e’ pervenuti alla
democrazia rappresentativa soltanto in questo secolo,
meraviglia che gia’ nel Medioevo i cimbri praticassero la
democrazia diretta: in ogni questione di interesse pubblico,
come l’annuale assegnazione alle famiglie di appezzamenti di
terreno del demanio da destinare alle coltivazioni agricole o
di parti di bosco in cui far legna per l’inverno, decidevano
di comune accordo in libere assemblee di capifamiglia dette
*vicinie.
*Venendo a discorrere della nuova patria erano
portati ad esprimere ammirazione incondizionata, benche’ la
terra toccata in sorte fosse povera e offrisse un pane amaro.
Kraut, gras, rube, dez ist mai leban.
(Crauti, erbaggi e rape, questa Š la mia vita).
Lavoratori instancabili, dedicavano alla famiglia cure
particolari. Di indole mite, portati a socializzare
nell’ambito ristretto del gruppo di appartenenza, la
solitudine dei boschi ne aveva fatto degli uomini piuttosto
taciturni. Questi comportamenti giudicati ombrosi e
particolarmente singolari da persone educate ad altre
tradizioni e mentalit…, si consolidarono di riflesso
all’entrata in vigore dello statuto del 1310, che legalizzava
in maniera definitiva la separazione politica ed
amministrativa dell’altopiano dalle valli circonvicine.
Richiamandosi ai due princŤpi fondamentali delle
Gemeinde nordiche: Bruderliche Liebe
(amore fraterno) e Gemainer Nutzen
(bene comune), ando’ costituendosi sull’altipiano
un’esemplare consociazione socio-economica, unica nel suo
genere dalle nostre parti. Cio’ attestato dalla scritta
apposta sulla porta d’entrata del Palazzo della Reggenza di
Asiago: Slege und Lusaan - Genebe und Wusche -
Ghei, Rotz, Roboan - Dise saint Siben Alte Komeun Prudere
liben (Asiago e Lusiana, Enego e Foza, Gallio,
Rotzo, Roana: queste sono sette antiche Comunit… cari
fratelli).
L’amore per la giustizia e l’impegno consociativo
certuni suppongono che derivi dagli insegnamenti predicati da
fra Dolcino, capo della setta degli Apostolici, che tra gli
anni 1302-1303 si aggirava per le contrade trentine, prima di
essere costretto dalle guardie che gli davano per le sue
idee una caccia spietata a trasferirsi con l’intero suo
seguito sui monti del biellese, dove, al termine di una
strenua lotta, finir… catturato e portato in catene a
Vercelli per essere bruciato vivo sul rogo insieme a
Margherita, la sua dolce compagna.
Il concetto di fratellanza degli Apostolici infatti si
rispecchia fedelmente nei rapporti tra le varie comunit…
cimbre.
Per quanto riguarda la preservazione delle ataviche
virt— consolidate da lunga tradizione, regole precise
stabilivano la miglior condotta da seguire. La nota
*legge della sbarra imponeva, se non in senso
assoluto, perlomeno in linea orientativa, di sposarsi
soltanto fra compaesani. Segnatamente nei paesi di
Camopofontana e San Bortolo dei Todeschi correva un detto
famoso: *Al de l… delle d• colonne non se va par
vache n’ par done” (oltre le due colonne non si
fanno commerci ne si cerca moglie).
Le due colonne sono pilastrini in pietra rossa recanti
immagini religiose scolpite su entrambe le facciate, che in
certe localit… sono rimaste fino ai giorni nostri a segnare i
confini del villaggio. Percio’ appare abbastanza verosimile
che nei primi secoli i cimbri si attenessero strettamente
all’endogamia, nel senso di sposare solamente donne che
capissero la loro lingua, cercandole nel villaggio di
residenza o al massimo in quello pi— vicino.
Tra i cimbri l’eredit… dei beni della famiglia veniva di
regola trasferita per intero al primogenito, al quale
incombeva l’obbligo di provvedere per i fratelli minori.
Solitamente, accostata alla casa patriarcale veniva eretta
un’ala ad uso abitazione dei figli cadetti.
La consuetudine voleva che l’erede designato portasse il
nome del nonno. Veniva cosŤ ad instaurarsi, di padre in
figlio primogenito, un’alternanza di nomi che in molti casi
ha consentito di risalire con l’albero genealogico fino
intorno al 1500.
L’esistenza della Reggenza dei Sette Comuni Š stata
sacrificata dalle autorit… napoleoniche per esigenze
politiche. Fu il tradimento della solenne promessa di
rispettare l’autonomia della Reggenza a spingere i cimbri a
partecipare in primo piano alla rivolta reazionaria contro
l’Armata francese detta delle Pasque Veronesi.
In compenso, i comuni montani abitati da popolazioni
d’estrazione cimbra hanno dato un contributo da pochi
eguagliato alla Guerra di Liberazione. E’ su queste montagne
che si sono formati i primi nuclei partigiani del Veneto
occidentale. I sacrifici in perdite umane, devastazioni e
incendi di villaggi sopportati a causa delle rappresaglie
nazifasciste, purtroppo non hanno ottenuto a guerra finita il
meritato riconoscimento. Il completo fallimento
dell’epurazione dagli organi dello Stato degli elementi
compromessi col fascismo ha favorito il mantenimento in vita
delle vecchie leggi del periodo mussoliniano. Nell’intento di
screditare i partigiani facendoli passare per predatori, i
vecchi burocrati del regime fascista rimasti ai loro posti
hanno impedito che venissero rimborsati ai montanari i buoni
di prelevamento rilasciati in cambio delle provviste fornite
per il sostentamento delle formazioni combattenti. Buoni per
il valore di 15 milioni di lire rilasciati dalla sola brigata
Stella sono rimasti carta straccia.
Approfittando della proverbiale modestia che rende i
cimbri incapaci di trarre vantaggi che non derivino dal
personale lavoro, le autorita' centrali, assecondate dallo
spirito di rivincita di chi si era schierato con l’occupante
nazista, hanno agito in maniera di far cadere nel
dimenticatoio l’esorbitante prezzo pagato dagli abitanti
dell’Altopiano e della Lessinia, perche' l’Italia tornasse ad
essere un paese libero e democratico.
La virtuale distruzione dell’Altopiano operata dai
cannoni austriaci e italiani durante la prima Guerra
Mondiale e il conseguente disperdersi per il mondo in cerca
di un lavoro hanno contribuito a disgregare l’unita' dei
cimbri e svilirne l’antica celebrata identita' etnica. Molti
sostengono che saremmo prossimi allo spegnersi degli ultimi
bagliori rimasti. Talvolta, colti da nostalgia per la patria
che va sparendo, prende lo sconforto, ma cio’ che non potra
mai spegnersi la speranza che, per essere una cultura
specifica, con caratteristiche uniche, la lingua cimbra
riesca a far recuperare l’orgoglio d’appartenenza tanto caro
agli avi, e tornare a farsi sentire con vivacit… sulle nostre
celebrate montagne.
ALDO TODESCO