MEZZO SECOLO DI DELUSIONI ED AMAREZZE
All’esterno della chiesa di S. Bortolo delle Montagne (Verona), è stata fatta murare una lapide per ricordare l’assassinio del maestro organista della chiesa locale, eseguito a pistollettate dalle brigate nere nel settembre 1944. La scritta termina con la frase: “Pagò per le colpe di pochi incoscienti”. Il villaggio infatti fu bruciato insieme a tanti altri della zona, da tedeschi e fascisti , mentre alcune centinaia furono gli abitanti fucilati per rappresaglia.
I “pochi incoscienti”, naturalmente, sarebbero stati i partigiani.
La presenza dei partigiani sulle nostre montagne della Lessinia e dell’alto vicentino non è vista bene ancora oggi, per via delle requisizioni che i partigiani erano costretti ad eseguire per mantenersi. Per esempio, la brigata Stella ha lasciato insoluti buoni di prelevamento per circa 12 milioni di lire del 1944. Se fosse stato veramente democratico e antifascista il sistema politico subentrato nel dopoguerra in Italia avrebbe dovuto sentire il dovere di rimborsare quei buoni. Invece ha preferito ignorare il debito contratto con i montanari, perché in questo modo ne sarebbero andati di mezzo la credibilità e l’onore dei partigiani.
L’eroica staffetta, Elisabetta Armano di Cittadella è deceduta nell’estate l997 in una clinica per malattie mentali, dove aveva trascorso gli ultimi 52 anni della sua vita, sola e dimenticata da tutti. Elisabetta era stata selvaggiamente torturata dalla brigata nera, fino ad impazzire, per farle rivelare dove stavano nascosti i partigiani. I brigatisti responsabili del crimine non hanno pagato per la loro colpa grazie all’amnistia Togliatti!
Nell’anno 1957, l’Alta Corte di Giustizia di questa Repubblica ha sentenziato, su ricorso dei criminali della Tagliamento, che il governo di Salò era un governo di fatto che amministrava un territorio, per cui era legittimato ad impiegare le proprie forze armate, (quindi, anche a bruciare case, fucilare ostaggi e deportare gente in Germania ?), mentre i partigiani, che non esibivano segni
distintivi riconoscibili a distanza e facevano uso di nomi convenzionali, non potevano rivendicare la qualifica di belligeranti, ma andavano considerati dei fuori legge.
La guerra era appena finita quando molti partigiani venivano arrestati e trattenuti per anni in detenzione preventiva, prima di essere prosciolti perché gli atti “delittuosi” ad essi addebitati erano stati atti di guerra. Simile disavventura è toccata anche al mio amico e compagno Pellegrino Colanesi da Castelcerino, partigiano Barba, definito dalla stampa “La belva dei Lessini”, per aver sparato in testa a una spia della G.N.R. nell’agosto 1944; cosa peraltro che non aveva fatto lui, ma un altro della sua brigata. (Lui si trovava ferito in un ospedale di montagna, a seguito di uno scontro a fuoco sostenuto pochi giorni prima con una pattuglia di repubblichini). Cosa strana, dieci giorni dopo la scarcerazione, Pellegrino moriva in un misterioso incidente stradale.
Di queste morti inspiegabili ce ne sono state troppe dalle mie parti; ne cito alcune:
partigiano Marte, comandante non comunista di una brigata garibaldina della Val d’Astico, si dice che sia rimasto ucciso maneggiando incautamente una pistola; partigiano Turco, altro comandante non comunista di una brigata garibaldina della Val Leogra è morto in un incidente stradale, sempre a poca distanza dalla fine della guerra; l’indomito partigiano Poker ha fatto identica fine. Persino il cattolico Bisagno, famoso comandante delle brigate Garibaldi della Liguria è venuto a morire dalle nostre parti, in un incidente stradale in quel di Bardolino. Nel riferire questi fatti, non levo sospetti , né muovo accuse; sono più propenso a credere che, come qualcuno pensa di Dante Livio Bianco, essi abbiano cercato la morte per non dover assistere a ciò che di intollerabile vedevano venire avanti nel nostro Paese.
Non bisogna temere di dire la verità, ma avere il coraggio di ammettere che non è stato sempre limpido ed idilliaco il rapporto tra partigiani delle diverse estrazioni politiche. Aver costituito le brigate come milizie di partito è stato, probabilmente, un grave errore, che ha nociuto alla causa del movimento partigiano. Purtroppo, chi ha combattuto i nazifascisti col fucile in mano è stato abbandonato dai carrieristi che stavano nei Comitati, a dettare verbosi proclami. Costoro, più dei sentimenti e dei bisogni dell’umile partigiano combattente, avevano in mente le lucrose carriere che si prospettavano a guerra finita, in politica o occupando posti pubblici. E’ gente di questo stampo che ha commissionato ai garibaldini della brigata Stella un agguato alle porte di Arzignano, il 4 maggio 1945, a un gruppo di partigiani della Pasubio, uccidendo il partigiano Finco e il partigiano Lingia, che ora hanno l’impudenza di annoverare tra i loro caduti.
E’ sconvolgente dover constatare che sotto questa Repubblica nata, come pomposamente si usa dire, dalla Resistenza, le ingiustizie patite da antifascisti di umili origini non abbiano nulla da invidiare rispetto a quelle subìte sotto il regime mussoliniano.
Mio suocero, partigiano combattente, è finito a Buchenwald, da dove non ha fatto ritorno. . Ebbene, i burocrati fascisti richiamati ai loro posti (la famosa epurazione si è risolta in una vacanza retribuita) si sono vendicarsi facendo pagare a mia suocera i “profitti di guerra” per un negozio di ricambi auto che la brigata nera di Verona aveva razziato.
Della cosa non c’è da meravigliarsi se pensiamo che il Comune di Venezia è riuscito a far pagare le tasse patrimoniali e di famiglia per gli anni 1943-44 agli ebrei deportati ad Auschwitz, e quando non si trovava il contribuente moroso, perchè sparito nelle camera a gas, i gabellieri si sono attaccati agli eredi.
Viviamo in un paese dove praticamente è una pia illusione sperare di ottenere giustizia in tempi ragionevoli, appellandosi ai tribunali. Magistrati e avvocati tengono in generale un comportamento professionale che definire inqualificabile è poco: so di giudici che hanno impiegato 20 anni per risolvere questioni che si sarebbero potute definire con mezz’ora di lettura di documenti. A tentare di difendersi dalle prevaricazioni degli uffici pubblici si rischia di incorrere nelle vendette del funzionario denunciato, delle cui malefatte in ogni caso sarà l’Erario a dover pagare le spese legali eventualmente riconosciute, mai lui personalmente.
Delle decine e decine di condanne emesse contro lo Stato italiano dalla Commissione Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo, i nostri ministri (di destra, di sinistra, di centro, non importa) se ne impipano allegramente. Con questi precedenti, bisognerebbe essere masochisti a preoccuparsi troppo di una democrazia fasulla e libertà formali, che valgono finché non si entra in conflitto col Potere.
Un interrogativo che non mi riesce di sciogliere è perché il popolo tedesco che si è battuto fino all’ultimo minuto a favore di Hitler goda oggi di libertà democratiche e di legalità sconosciute agli italiani. Non è proprio servito a niente aver fatto la Resistenza? Ciò mi induce a pensare che la colpa dipenda in buona parte dal popolo italiano, che non dimostra, nel complesso, di essere migliore della sua classe dirigente. La maggioranza preferisce mantenere, per opportunismo, un contegno
tollerante nei confronti dei disonesti e dei corrotti. Diseducato sia moralmente che intellettualmente dai cattivi esempi che gli giungono dall’alto, il più delle volte mostra dell’ammirazione per i successi dei furbi. Non volendo rischiare del suo, è restia a schierarsi dalla parte di chi è disposto a lottare perché si affermi la giustizia; l’ambizione prevalente è entrare nel novero degli arricchiti, non importa se per vie lecite o illecite. Degli ideali se ne frega e considera degli stupidi chi si sacrifica per il bene comune.
Ogni qual volta ho occasione di ricordare i sacrifici dei partigiani, la risposta che ottengo è la seguente: “Chi ve l’ha fatto fare? Se stavate a casa era meglio, non avreste attirato le rappresaglie dei tedeschi e la guerra sarebbe finita non un minuto prima né un minuto dopo”.
Una grande delusione è stata sentirmi dire dal fratello del partigiano Rino De Momi, “Ciccio”, fucilato per rappresaglia con altri tre al Passo di Priabona, di non aver mai letto niente dei libri scritti sul conto del suo congiunto e di non essere mai andato a visitare il monumento eretto sul luogo dell’eccidio. Perché questo? Perché certi “antifascisti” da operetta gli hanno messo in testa che il comandante Vero, a cui “Ciccio” era molto affezionato, sarebbe stato un fuori legge, che non accettava di sottostare agli ordini del C.L.N. (peraltro, fattosi vivo solo a chiacchere nella tarda estate del ‘44), ma preferì legarsi alla Missione Rye inviata dal governo del sud, che garantiva i lanci aerei.
I fatti dimostrano che l’autoritarismo di stampo fascista è tutt’ora vivono nel nostro paese. Per sincerarsene, basta avere l’occasione di scontrarsi con gli inetti politicanti inseriti nelle strutture di regime, il cui torto peggiore è di coltivare una sviscerata passione per il potere dello Stato.
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(Testimonianza di Carlo L. Ragghianti rilasciata il 19 febbraio 1980 a Lamberto Mercuri, autore
del libro: “L’epurazione in Italia).
“Come ho scritto nei miei libri già nel 1950-1954, e ho ribadito poi in specie nella Traversata di un trentennio, il problema politico per le forze maggiori era quello di ereditare il sistema fascista, installandosi con i propri adepti nella struttura non modificata dello Stato: è una politica, quella, che alla distanza ha prodotto quest’Italia fecale. L’accordo su questa politica fu palese e generale, tutti sono responsabili, anche se si può fare qualche distinzione tra l’inetto Nenni e il gran calcolatore Togliatti (gran calcolatore!), l’onesto Berlinguer già privo di poteri e Sforza sùbito consapevole della situazione falsa. Salvo il duce impiccato per i piedi (oggi non so se giustamente) non c’è stata epurazione in Italia, se mai qualche spostamento concordato e qualche anticamera indolore. Poi amnistie e pensioni ai repubblichini dal pacificatore Togliatti che empì il PCI di fascisti,
come d’altra parte fece la DC, seguiti con sollecitudine da tutti gli altri partiti.. Io personalmente vidi subito l’imbroglio e la beffa, ma prevalse la demagogia comunista e socialista: maledizioni e minacce al fascismo nei ludi oratori e nelle manifestazioni di massa, mantenimento delle strutture fasciste e del relativo personale, dall’amministrazione alla cultura, dalla magistratura alla finanza, in ogni apparato; e agli antifascisti noccioline, o negazione di diritti elementari, riconosciuti ad
abundantiam ai fascisti repubblichini. E’ questa una pagina soltanto negativa della storia italiana: la conservazione del fascismo da parte dei partiti detti della liberazione è all’origine
di tutta la corruzione italiana, di cui moriamo. Ci si può domandare perché individualmente non abbiamo reagito. Molti di noi lo fecero, per la verità. Ma che cosa si poteva fare di fronte all’accordo omertoso e al calcolo di tutte le forze maggiori, senza distinzione tra conservatori e comunisti?...