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UNA PAGINA DI STORIA POCO CONOSCIUTA

     Sessantadue anni dopo la distruzione di Gerusalemme e

del sacro Tempio per mano dei romani, gli ebrei d'Israele

 tornarono ad organizzarsi, decisi a riprendere con rinnovato

 vigore la lotta per la riconquista dell’indipendenza e della libertà perdute a seguito dell’occupazione straniera.

 A capo dei rivoltosi si pose Shimon

 Ben Cosbah, soprannominato Bar Cocbah (figlio della stella);

guida spirituale era rabby Aqivah.

PERCHE' GLI EBREI SI RIBELLARONO?

     All'imperatore Adriano piaceva edificare grandi

complessi edilizi. Trovatosi nell'anno 130 d.E.V. in Eretz

Israel, ordinò di ricostruire parecchie città tra cui anche

Gerusalemme.

     Inizialmente, gli ebrei furono felici di apprendere le

intenzioni di Adriano. Speravano che forse sarebbe stato

 ricostruito anche il loro antico Tempio. Grande fu invece la

 delusione quando sentirono che Adriano intendeva riedificare

Gerusalemme nello stile di una città romana, con un tempio

dedicato al dio Giove. A subire un simile oltraggioso affronto  non

 erano preparati; per gli ebrei  era un'intollerabile provocazione

che sul monte dove giacevano sparpagliati i resti della Casa

 del loro Dio venisse eretto un tempio idolatrico.  Fu questa

la scintilla che dette esca a una guerra terribile e

disastrosa.

PREPARATIVI ALLA GUERRA

     Rabby Aqivah si rivolse alla popolazione, per invitarla

ad offrire con generosità il denaro occorrente all'acquisto di armi e

viveri, che fece ammassare in appositi nascondigli presso famiglie che si erano dichiarate disposte a combattere. In tal modo,

Shimon Bar Cocbah approntò segretamente im esercito.  Gli

uomini si impratichivano nell'uso delle armi. Tenere a freno,

specialmente i giovani che non sopportavano l’attesa, non fu facile. Questi dovevano essere continuamente richiamati a non esporsi perché non

prematuramente in azioni avventate e temerarie.

BAR COCBAH PORTA ALLA VITTORIA

 

    Rabby Aqiva era sicuro del successo di Bar Cocbah. Forte

del suo prestigio, sollecitò il popolo a sostenere i

combattenti, che con la loro vittoria, disse, avrebbero

aperto la strada all'arrivo del Messia.

 

ANDATA ALLA GUERRA

     Nell'autunno del 131 d.E.V. gli insorti presero

d'assalto le installazioni dei romani che furono in breve

sbaragliati e posti in fuga.  Il segnale d'inizio della

guerra di liberazione partì dal villaggio di Haruv nei pressi

 di Modin, lo stesso luogo dal quale nel 298 a.E.V.  aveva

avuto inizio la vittoriosa rivolta dei Maccabei contro i

greci Seleucidi, che come i romani volevano costringere gli

ebrei ad abiurare la loro fede.  L'esercito di Bar Cocbah

 avanzò su Gerusalemme, che venne dai romani precipitosamente

 abbandonata.

 

            

GLI EBREI PROCLAMANO L'INDIPENDENZA

     Gli ebrei erano tornati padroni incontrastati della loro

antica capitale. Shimon Bar Cocbah venne nominato capo

 (Nasi') d'Israele.

   Perché l'esempio non contagiasse altri popoli, i romani

 deciso allora di recuperare, a qualunque costo, il territorio

 perduto. Inviarono in Israele parechie legioni prelevate da

 ogni parte del loro impero. Iniziò una lotta feroce a cui gli

ebrei tennero validamente testa. La 22.ma legione fu

 interamente distrutta e anche molte altre subirono perdite

 pesanti. Con prolungarsi della guerra la situazione si fece

però critica anche per i combattenti ebrei. Costretti ad

 affrontare ogni giorno un nemico sempre più invelenito e

crudele,  nell'anno terzo della rivolta videro di  nuovo

 stringersi l'assedio attorno alle mura di Gerusalemme.

 

                  

FINE DEI RIVOLTOSI

     Il Senato romano aveva inviato a comandare le legioni

impegnate contro gli ebrei, Giulio Severo. Valutato

 l'andamento della guerra e le difficoltà incontrate, il

generale romano cambiò tattica: non più scontri frontali,

esercito contro esercito, ordinò, ma di procedere lentamente

 alla conquista di un villaggio dopo l'altro. La nuova tattica

 demolitoria costrinse gli uomini di Bar Cocbah ad arretrare.

 Alla fine si ritrovarono accerchiati nella fortezza di Betar,

a sud-ovest di Gerusalemme.  La città era ben  fortificata e la

battaglia che i romani dovettero ingaggiare per la sua

 conquista fu molto più aspra delle precedenti combattute.

    Nell'infausto giorno del 9 di Av dell'anno 135 d.E.V.,

 in coincidenza con la ricorrenza della prima distruzione di

 Gerusalemme ad opera dei babilonesi e della seconda ad opera

dei romani, Betar cadde sotto i colpi delle legioni.  L'esercito

di Bar Cocbah fu distrutto e il suo capo perì alla testa dei

suoi valorosi soldati.

 

                  

RISULTATO DELL'INSURREZIONE

     Il sacrificio degli ebrei è stato raccontato dagli

storici romani:  50 fortezze distrutte, 985 villaggi rasi al

suolo, 580mila ebrei caduti nei combattimenti; incalcolabile

il numero degli uccisi col fuoco e dei morti per malattie,

fame ed altro.

  Tutti i saggi che sostennero gli  insorti furono

 giustiziati,  tra loro anche Aqivah. Adriano decretò la

sparizione della comunità ebraica da Eretz Israel. Proibì ai

superstiti l'osservanza delle mitzwot (precetti) e

l'insegnamento della Torah. Chiunque fosse stato sorpreso a

trasgredire il suo ordine doveva essere messo a morte.

 Riprese infine da capo il suo programma di trasformare

Gerusalemme in una città non più ebraica, ma sul modello

 delle città romane.  Fece disperdere i ruderi del vecchio

Tempio ebraico e al loro posto fece edificare un tempio a

 Giove Capitolino. In suo onore le autorità romane mutarono il

nome di Gerusalemme in Aelia Capitolina. Nel tentativo di

spezzare ogni legame tra la terra d'Israele e il popolo

ebraico e cancellare ogni riferimento alla sua storia

millenaria, fecero cambiare nome anche al iocare sulle piazze della città.

                                  

   Aldo Todesco

 - PADOVA        

i ricostruire parecchie città tra cui anche

Gerusalemme.