Quod deus perdere vult, dementat prius.
(Quando gli dei vogliono rovinare qualcuno prima gli fanno perdere i lumi della ragione)
Bencascati nelle mutevoli convinzioni di
Sergio Todesco.
Definirsi e presentarsi e' sempre difficile ed imbarazzante essendo facile cadere nella retorica dell' autocelebrazione od ancor' peggio nell'ipocrisia della falsa modestia.
Leggete e definitemi voi se vi aggrada. Se trovassi miglior seguito di quanto il padreterno trovo'ai suoi tempi in quel di Sodoma e Gomorra mi riterrei gia'soddisfatto di questo mio piccolo sforzo da scrivano.
Auguro una buona lettura a tutti.
Confessione
(Forse questo mi si adatta)
Forse il genere letterario che più si presta alla scoperta dell'interiorità è la confessione Come ci ricorda la pensatrice spagnola Maria Zambrano nel suo bel testo La confessione come genere letterario, " la confessione è un genere di scrittura a metà strada tra la letteratura e la filosofia che nasce quando Verità e Vita non vanno più d'accordo. Alla sua origine c'è una lotta con se stessi... e la coscienza di dover dare la massima azione alla parola per far posto ad una realtà che rischia di asfissiare. Di fronte alla dispersività della vita, alla sua contraddittoria frammentarietà il soggetto sente di dover trovare una qualche forma di unità. Alla base della confessione c'è un duplice movimento. di fuga da se stessi ( data dalla disperazione ) e di recupero di se stessi nella speranza di una più autentica rivelazione del sè. Gli esempi storici di questo genere di scrittura, che il testo della Zambrano propone, sono quelli di Sant'Agostino, Rousseau, Kierkegaard ma anche di Nietzsche, Baudelaire, Rimbaud, Dostoevskij , Breton ed i surrealisti.
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Più modernamente il romanzo decadente
e novecentesco sposta l'attenzione sull'interpretazione del tutto soggettiva del
reale da parte del soggetto, isolato all'interno di una società anonima ed
ostile. L'arte sente ormai la fine delle idealità romantiche ( come
rassicuranti sistemi di valori in cui proiettarsi ) e si distanzia allo stesso
tempo dalle facili certezze date dal sapere scientifico, sociale ed economico (
crisi del positivismo ). Si impongono nuove categorie di interpretazione e di
analisi delle contraddizioni della personalità umana all'interno della società
industriale. In particolare in Italia si afferma con Pirandello il concetto di
umorismo, inteso come sentimento del contrario e come demistificazione della
realtà borghese. Emerge così - per dare consistenza ad un io analitico e critico
- la provocatoria originalità degli atteggiamenti dei personaggi, l'ostentazione
di paradossali contraddizioni, e perfino la difesa della pazzia volontaria come
amaro rifugio in una solitudine non alienata. Anche l'inettitudine è originale
categoria dell'io.< Svevo >. Essa si configura sia come incapacità di affrontare
i rapporti sociali e di vivere l'intensità dei sentimenti, sia come eccesso di
riflessione che paralizza la volontà di azione. Ma anche come positiva,
ironica autosufficienza di fronte ai mali psicologici della moderna società,
Segue il grafo riassuntivo di alcune parole chiave che possono aiutare a rintracciare i complessi contorni della problematica
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Il percorso analizza i modi in cui la
letteratura rivive e riproduce - attraverso l'immaginario artistico - il
problema dell'identità personale, inteso come riconoscimento della
propria unicità nella relazione che ogni individuo intrattiene con se
stesso, come padroneggiamento delle scelte di vita, dei propri
atteggiamenti verso la realtà esterna, dei rapporti con gli altri. Nel
grafo si indicano alcuni significati legati al concetto di identità
quale si rintraccia nelle opere letterarie. Lo schema isola quattro
grandi aree concettuali. Questo secondo grafo articola più specificatamente il tema soprattutto in relazione al progressivo sfaldarsi della consistenza dell'io e dell'unità della coscienza
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