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C'è dunque uno strano dualismo nel film. Tra la compiutezza formale di quello che si vede e l'irrealtà, la sospensione, di quello di cui si parla?


E' la stessa storia di tutti i film di Kubrick: la vita ha un significato, ma bisogna andare oltre. Tutto ciò ha a che fare con la dualità dell'essere umano, che Kubrick cercava sempre di mostrare. Ed ha a che fare anche con la sua dualità: lui era un "anarchico conservatore". E' difficile da capire, ma era veramente entrambe le cose: anarchico nel senso che detestava l'autorità, era contro ogni forma di potere. Ma allo stesso tempo non credeva nel progresso degli esseri umani, non credeva in nessun cambiamento, per lui gli esseri umani sarebbero rimasti sempre gli stessi. Era spaventato dall'ordine, che tutto paralizza, ma allo stesso tempo sapeva bene che il disordine è incontrollabile. E questi due poli sono sempre presenti in ogni suo film. Quando penso a Stanley Kubrick mi viene sempre in mente una frase di Paul Valery: "Due pericoli attragono il mondo, l'ordine e il disordine."